Roma lenta e senza equilibrio, la Lazio domina il derby a centrocampo

Roma lenta e senza equilibrio, la Lazio domina il derby a centrocampo

Una Roma senza equilibrio, una Lazio svelta nei corridoi centrali. Il derby è questione di gambe e di testa, e i biancocelesti ne hanno di più. Manca Manolas nella Roma e sarà un’assenza decisiva. Fazio e Juan Jesus, troppo lenti in una difesa che rimane bassa, vengono troppo facilmente sfidati nell’uno contro uno. Manca filtro a centrocampo dove invece spadroneggia Milinkovic, che vince più duelli aerei di tutti e ispira Luis Alberto. Correa, 11 passaggi negli ultimi trenta metri, è l’asso pigliatutto che cambia la partita.

La Lazio si esalta nei corridoi centrali

La velocità di Correa diventa una chiave nelle transizioni anche perché Fazio e Juan Jesus son due difensori più di posizione che di lettura e anticipo sulla linea di passaggio o nell’uno contro uno.  Sui tagli centrali, la Roma si perde in avvio: mancano le coperture dei centrocampisti, le due mezzali si aprono, alle spalle di De Rossi si creano spazi che i trequartisti laziali sfruttano nella ricerca degli spazi di mezzo. Così, imbucata di Correa per Caicedo, nasce il vantaggio della Lazio. Semplice ma efficace il filtrante, si distrae Juan Jesus che non stringe su Correa, non chiude sulla linea ma volta le spalle all’attaccante. Il tardivo raddoppio di Fazio non può cancellare gli effetti di una copertura difensiva troppo morbida con i due centrali larghi e presi d’infilata troppo facilmente sulla rimessa che ha avviato l’azione.

Come si integrano Caicedo e Correa nei corridoi: l’immagine si riferisce a tagli e movimenti nei primi 30 minutiin foto: Come si integrano Caicedo e Correa nei corridoi: l’immagine si riferisce a tagli e movimenti nei primi 30 minuti

La Lazio attacca anche con sei uomini sopra la palla, il centrocampo protegge poco, negli spazi di mezzo i centrocampisti creativi si infilano, Correa e Caicedo son facilmente due contro due con Fazio e Jesus, e il mismatch in velocità diventa un fattore. L’imbucata centrale rimane lo schema principale anche nel secondo tempo, quello che porta al rigore e al 3-0 di Cataldi dopo la sponda di Milinkovic: un’azione che per certi versi ricorda il primo pericolo portato dalla Lazio, in una circolarità perfetta per chi ha vinto, preoccupante per chi ha perso senza mai trovare le contromisure.

I numeri della partita

I quattro tiri in porta a tre non raccontano la  superiorità della Lazio che completa otto passaggi in più negli ultimi trenta metri e mantiene un controllo diverso nella forma, simile nella sostanza sulla partita. Diverso perché più legato all’occupazione della metà campo offensiva nel primo tempo, alla difesa attenta e ai ribaltamenti veloci nel secondo quando la Roma si scopre ma si ritrova costretta a far circolare palla verso le corsie. La costante ricerca di Florenzi, che riceve 19 volte da Fazio e in altre 13 scambia con Cristante, dimostra la teoria dell’impostazione giallorossa che però svanisce nell’applicazione pratica, affannosa e approssimativa. La Lazio chiude con tre giocatori sopra i dieci passaggi completati nella trequarti offensiva, Luis Alberto, Correa e Lulic: la chiave della partita è qui.

La heatmap del secondo tempoin foto: La heatmap del secondo tempo

Lazio, doppia soluzione in difesa

In copertura, Inzaghi ha studiato una doppia soluzione. E’ Luis Alberto che scivola in copertura quando la palla ce l’ha Florenzi per andare a raddoppiare sulla fascia mentre, quando esce dal lato di Kolarov, resta Marusic, l’esterno in quella posizione, a salire in contrasto. Diverso anche l’assetto su angoli e punizioni: Inzaghi difende a uomo, Di Francesco a zona.

Nel secondo tempo, la Roma tira due volte nei primi cinque minuti. Inzaghi dispone una difesa più posizionale quando gli avversari iniziano l’azione. Di Francesco chiede allora a De Rossi e Cristante di trattenere meno il pallone e di essere più rapidi nel far defluire l’azione verso gli esterni.

Dzeko catalizza l’attacco della Roma

Si abbassa e si spacca la Roma. El Sharaawy accorcia poco la squadra dal lato sinistro, i giallorossi in uscita non riescono a creare facilmente l’interscambio per prendere in mezzo Marusic e prendere alle spalle Milinkovic. Il gap di dinamismo e reattività complica la partita della squadra di Di Francesco, poco soddisfatto dell’impatto temperamentale della squadra che perde più contrasti e concede secondi possessi. La difesa bassa, la struttura a maglie troppo larghe della Roma, ostacola l’efficienza del pressing anche sugli appoggi indietro della Lazio, che esprime una maggiore freschezza fra le linee.

Dzeko rimane lontano dalla porta nella prima mezz’orain foto: Dzeko rimane lontano dalla porta nella prima mezz’ora

L’attacco della Roma  si concentra su Dzeko, di fatto centro-boa che finalizza e protegge palla, essenziale con i due esterni a piedi invertiti. Ma il bosniaco si ritrova a cucire il gioco, o almeno a provarci, venendo a prendersi palla sulla linea dei centrocampisti. Costruisce e conclude, Dzeko, che prova il primo tiro con l’appoggio di Zaniolo, energico nel cercare l’uno contro uno anche di fisico.

Di Francesco passa al 4-2-3-1

Di Francesco tenta di far evolvere la configurazione di squadra in un modulare 4-2-3-1 con Pellegrini trequartista e Cristante più stretto, proprio per mantenere più ristretto e più alto il raggio d’azione di Dzeko. La Roma migliora nel pressing alto, ma il divario a fine primo tempo è netta: sette occasioni per la Lazio, una per i giallorossi, che perdono 8 volte il possesso, cinque più degli avversari, e recuperano otto palloni in meno.

I numeri del primo tempo

Nel primo tempo la quantità di passaggi, 157 a 143, non diventa qualità di possesso per la Roma che completa solo 34 appoggi contro 51 nella trequarti offensiva. I recordman per passaggi completati nel primo tempo dimostra in maniera lampante l’esistenza di una differenza di approccio e impostazione. Da una parte, nella top 5 all’intervallo, Fazio, Juan Jesus e Florenzi, dall’altra Luis Alberto e Leiva. Le combinazioni più frequenti nella Roma rimangono gli appoggi orizzontali fra difensori, nella Lazio gli scambi fra Luiz Alberto, che distribuisce più palloni di tutti negli ultimi trenta metri, e Lulic, l’unico altro giocatore a completare più di 10 passaggi in questa zona di campo.

La heatmap del primo tempoin foto: La heatmap del primo tempo

Milinkovic vince il duello con Zaniolo

Milinkovic e Zaniolo si incontrano per la prima volta. Di Milinkovic la prima sponda di Correa su uno schema palla dentro-appoggio fuori che sorprende in avvio la difesa della Roma non piazzata bene. Il serbo vince il confronto a distanza. Più presente nelle due fasi, vince più duelli aerei in attacco e facilita il ribaltamento dell’azione. Zaniolo si lascia sfilare il pallone otto volte nella prima ora di gioco, record negativo nel match.

Prima di uscire per un colpo al fianco, Zaniolo completa 10 passaggi su 13 e ne riceve 22, Milinkovic ne direziona 17 su 28 (3/9 negli ultimi trenta metri) e ne riceve 29. Di Francesco, che aveva già deciso di inserire Perotti per Cristante, deve cambiare la sostituzione ma non la struttura della squadra.

Tocchi e movimenti di Milinkovic e Zaniolo finché sono rimasti in campo entrambiin foto: Tocchi e movimenti di Milinkovic e Zaniolo finché sono rimasti in campo entrambi

Dentro Immobile e Pastore

L’ingresso di Pastore per De Rossi arretra Pellegrini come secondo regista con Cristante. Inzaghi aggiunge Immobile e gli raccomanda ritmo basso, gestione del possesso. La Roma guadagna qualcosa in termini di dinamismo davanti, perde copertura e filtro in mezzo. E se si scavalca il centrocampo, la Lazio continua ad andare a una velocità decisamente superiore al passo di Fazio e Juan Jesus. Il rigore di Immobile, il sedicesimo segnato sugli ultimi diciassette assegnati nel derby, altera definitivamente gli equilibri della partita.

Fonte: Roma lenta e senza equilibrio, la Lazio domina il derby a centrocampo

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