I fantasmi di Piazza Navona

I fantasmi di Piazza Navona

Roma è una città solare, aperta, luminosa, ma la sua storia millenaria lascia trapelare un lato oscuro, sinistro ed esoterico, un mondo collaterale fatto di misteri, intrighi e soprattutto … fantasmi. I fantasmi di Roma sono ovunque, in ogni angolo storico della città e sono “concentrati” soprattutto nel centro storico, il cuore della Roma antica seicentesca. Uno dei luoghi più mistici e suggestivi, in questo senso, è Piazza Navona. Le residenze storiche che circondano la piazza e i palazzi limitrofi sono carichi di storie umane da brividi; non è da escludere che il turista che alloggia in uno degli hotel in Piazza Navona a Roma possa fare un’esperienza esoterica e imbattersi in uno dei noti fantasmi del luogo come “Donna Olimpia”, Costanza de Cupis o inciampare in qualche altra superstizione.

La storia di Donna Olimpia Maidalchini, detta la Pimpaccia

Nelle vicinanze dell’Hotel Teatro Pace, si trova una delle antiche residenze papali appartenute alla famiglia Pamphilj. Si narra che Olimpia Maidalchini – donna di umili origini, nata a Viterbo – dopo essere riuscita a evitare di essere chiusa in convento, accusando di violenza carnale il suo padre spirituale, riuscì a irretire e sposare giovanissima un ricco nobiluomo viterbese, Paolo Nini. Nell’arco di 3 anni, Olimpia rimase vedova e ricca ereditiera, non senza insinuazioni di aver avvelenato il marito. Con la sua eredità, si trasferisce a Roma dove comincia a frequentare i salotti della nobiltà romana. In quel momento, la famiglia Pamphilj versava in cattive acque e per risollevare le sorti cercavano di promuovere la candidatura al soglio pontificio del cardinal Giovan Battista Pamphilj. Olimpia, facendo leva sulle proprie ricchezze, si fa sposare dal fratello del cardinale – di 31 anni più anziano di lei – e sostiene la candidatura a papa di Giovan Battista che viene eletto con il nome di Innocenzo X.

L’arrivismo e la brama di potere di questa donna viterbese di umili origini fu subito motivo di dicerie negli ambienti nobili capitolini e anche tra il popolo. Circolavano voci che fosse l’amante del papa, che gestisse un giro di prostituzione in Vaticano, che fosse dissoluta e avida e che avesse il controllo di Roma perché nulla si decideva senza il suo consenso, tanto da meritare il soprannome di “Papessa” – negli ambienti di corte – e di “Pimpaccia” da parte del popolo. Quest’ultimo soprannome deriva da una commedia di successo nel ‘600 in cui la protagonista è una certa Pimpa, donna avida e cattiva.

D’altro canto, però, fu grazie a Donna Olimpia Maidalchini in Pamphilj che a Roma furono realizzate molte opere e monumenti. Fu una mecenate dal gusto raffinato e protettrice del Bernini al quale commissionò proprio la realizzazione della Fontana dei Fiumi di Piazza Navona.

La leggenda sull’avidità di Donna Olimpia vuole che dopo la morte di Papa Innocenzo X il 7 gennaio 1665, abbia sottratto due casse piene di oro e denari per fuggire. Durante la fuga precipitosa, la sua carrozza precipita da ponte Sisto e si inabissa nel Tevere. Molti romani ancora oggi sostengono di vedere – la notte del 7 gennaio – il carro infuocato in fuga che da piazza Navona a Ponte Sisto attraversa le strade per scomparire nel Tevere udendo le diaboliche risate di Donna Olimpia. Un’altra leggenda vuole che chiunque abbia avvistato il fantasma di Donna Olimpia sia poi morto entro breve tempo: un presagio oscuro di morte prematura. Altri invece sostengono di vedere il fantasma del carro infuocato in Via Tiradiavoli, dove durante la fuga, la Pimpaccia fu inghiottita da una voragine aperta dai demoni per condurla direttamente all’inferno.

In realtà, dopo la morte del Papa, Donna Pamphilj cadde in disgrazia e si ritirò con tutti i suoi beni a Viterbo dove morì in seguito ad un’epidemia di peste nel 1657. Roma per lei non fu mai una città accogliente e ospitale.

Gli altri fantasmi e superstizioni che popolano Piazza Navona

Altro macabro mistero circonda la vicenda di Costanza De Cupis, una nobildonna del ‘600, famosa e ammirata da tutti per la bellezza e la perfezione delle sue mani: si narra che una zingara le predisse che avrebbe perso una delle sue mani e che per timore della profezia, la donna prendeva esagerate misure di precauzione, ma non calcolò l’imprevisto: un giorno mentre ricamava si punse con l’ago, la ferita si infettò e dovette subire l’amputazione della mano, dopo la quale morì. Si narra che dal giorno della sua morte, ogni notte di luna piena, chiunque passeggi a Piazza Navona e volge lo sguardo a Palazzo De Cupis può intravedere da una delle sue finestre la sagoma di una mano bianchissima.

Infine, a Piazza Navona si ricorda ancora la maledizione degli amanti, un anatema lanciato da una perfida strega che nella rabbia maledisse tutti gli innamorati che avessero percorso in senso antiorario il giro della Fontana dei Fiumi: la maledizione vuole che la coppia che gira in senso antiorario la fontana si lascerà entro sei giorni. Se si tiene alla relazione e si è sufficientemente superstiziosi è meglio non provare per credere …

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